Per parlare dell’imminente Campionato d’Italia di salto ostacoli assoluto (si inizia giovedì ad Arezzo) partiamo dalla finale della Coppa del Mondo appena terminata a Fort Worth, in Texas. Si dirà: cosa c’entra la Coppa del Mondo? C’entra… Vediamo.
A Fort Worth in una competizione che rappresenta per il salto ostacoli l’evento dell’anno – insieme al Campionato del Mondo di quest’estate – sono scesi in campo trentacinque concorrenti. Di questi, tre dei primi dieci della computer list mondiale di salto ostacoli e – volendo allargare lo spettro – quindici dei primi cinquanta. Ripetiamo: per un evento che sulla carta rappresenta il primo dei due grandi campionati internazionali del 2026. Obiezione: ma alla finale della Coppa del Mondo si arriva per qualificazione sui gironi in cui è diviso il pianeta. Vero: ma a quanti cavalieri – soprattutto europei – è veramente interessato qualificarsi?
Veniamo al Campionato d’Italia. All’Arezzo Equestrian Centre – luogo magnifico per gestire e organizzare grandi manifestazioni agonistiche – da giovedì a domenica andrà in scena la più prestigiosa competizione nazionale, la gara che tecnicamente e agonisticamente rappresenta il massimo proposto dal calendario del salto ostacoli italiano. Gli iscritti sono ventisei (quanto meno a oggi, martedì) e questo dato numerico in assoluto è positivo poiché da anni si ripete che la gara tricolore per essere davvero avvincente e significativa deve presentare non più di trenta binomi al via. Però questi trenta binomi dovrebbero rappresentare l’eccellenza tricolore…
Come si identifica tale eccellenza? Per un discorso squisitamente numerico e statistico tale eccellenza la stabilisce la computer list della Fise, così come sulla scena internazionale la stabilisce l’analoga computer list della Fei. Utilizziamo quindi questo strumento, stando alla larga da qualunque apprezzamento di carattere soggettivo e discrezionale. Ebbene, dei ventisei concorrenti in gara ad Arezzo, quanti sono presenti nei primi trenta posti della computer list nazionale? Risposta: sei. Di questi sei, cinque sono nei primi venti posti; e di questi cinque, nei primi dieci posti ce ne sono tre.
Arezzo come Fort Worth, quindi: solo tre concorrenti dei primi dieci nomi delle computer list della Fise e della Fei in campo per il Campionato d’Italia e per la finale della Coppa del Mondo. E’ un fatto normale? Non dovrebbe esserlo, ma in realtà sì: è normale. Perché questi due estremi sono un eloquente esempio della direzione che ormai da anni ha intrapreso il cammino del salto ostacoli internazionale con effetti a pioggia su quello nazionale. Nazionale non solo per l’Italia, intendiamoci: se volessimo dare un’occhiata per esempio al Campionato di Germania 2024 – il penultimo, cioè – scopriremmo assenti da quella gara Daniel Deusser, Marcus Ehning, Christian Ahlmann, Christian Kukuk, Philipp Weishaupt, Janne Frederike Meyer, Kendra Claricia Brinkop, Hans Dieter Dreher, Sophie Hinners, André Thieme, Joerne Sprehe, David Will, Jana Wargers, Katrin Eckermann… E in quello della Svizzera dello stesso anno non c’erano Steve Guerdat, Martin Fuchs, Barbara Schnieper, Niklaus Rutschi, solo per dirne alcuni… E in Italia nel 2025? Non c’erano Giulia Martinengo Marquet, Massimo Grossato, Piergiorgio Bucci, Lorenzo De Luca, Emanuele Camilli, i fratelli Garofalo, Giacomo Casadei, Alberto Zorzi, Roberto Previtali, Nico Lupino, Francesco Turturiello, i fratelli Ciriesi…
Insomma, il campionato nazionale sembra essere privo di attrattiva ormai per più o meno tutti. Una gara che possiede prestigio e importanza – sulla carta – ma che spesso interferisce con gli interessi prevalenti degli atleti. Il motivo è ovvio: oggi c’è una offerta agonistica di altissimo livello quasi esagerata. Circuiti di ogni tipo e genere, gli Csi a cinque stelle che un tempo avrebbero dovuto rappresentare un vertice molto esclusivo oggi sono diffusi quasi quanto quelli a due e a tre stelle. L’offerta in termini di denaro (montepremi, ingaggi, benefit vari… ) a favore dei cavalieri professionisti è continua e – seppure non paragonabile per il momento a quella dei circuiti di sport come tennis, golf, automobilismo… lasciamo perdere il calcio che è ormai fuori da ogni logica – in quantità serrata: basta dare un’occhiata al calendario internazionale per rendersene conto.
La conseguenza di ciò sotto il profilo del valore che potremmo definire ‘etico’ delle manifestazioni sportive è quella di un progressivo e costante livellamento: ormai tutto vale come tutto, per cui la differenza non esiste più in termini di prestigio e di gloria sportiva, esiste solo in consistenza del montepremi. Qualunque campionato nazionale d’Europa oggi come oggi potrebbe risultare decisamente attrattivo solo adeguando l’offerta economica ai valori di quelli delle manifestazioni che viceversa richiamo i grandi nomi. Ma è possibile?
In Italia si è tentato un espediente, messo in atto ormai da diversi anni: assegnare di diritto ai primi tre classificati un posto nel gruppo degli azzurri in campo per lo Csio di Roma. Un’idea che però ha comportato una serie di effetti che hanno ulteriormente compromesso il valore assoluto di un campionato nazionale. Primo: la subordinazione a qualcosa d’altro, quando invece il Campionato d’Italia dovrebbe avere un’importanza indipendente e determinata solo e soltanto dal prestigio della gara in sé. Secondo: essere spostato ovviamente in anticipo sullo Csio di Roma, quindi in un periodo dell’anno in cui cavalli e cavalieri non sono ancora (o non sempre, non tutti) al meglio della forma, o in alternativa costringere i protagonisti ad anticipare i tempi della preparazione. Terzo: nel timore di sottoporre i cavalli a uno sforzo che poi si sarebbe potuto rivelare penalizzante su Roma, aver ridotto il numero delle prove (a partire dal 2004) da tre a due, e il numero dei percorsi da cinque a tre, quindi di fatto rendendo il Campionato d’Italia una gara ancor più facile, certamente di minor impegno (e quindi meno probante, in termini di risultato agonistico) rispetto al passato.
Per questa edizione della rassegna tricolore la Fise ha introdotto una grande e molto apprezzabile novità: il ritorno alle tre prove, dopo ben ventitré anni! E’ una decisione molto opportuna proprio perché riallinea il campionato nazionale a quelli internazionali (quelli del Mondo e d’Europa sono infatti a tre prove), pur con una differenza sostanziale: la seconda prova sarà a un solo percorso, non a due come nel caso delle competizioni internazionali, il che è bene in termini di minore sforzo dei cavalli. Quindi quattro percorsi e non cinque, ma nemmeno tre. In ogni caso il ritorno a tre giornate è il primo indispensabile passo per ridare dignità e significato alla gara che tutti – atleti e addetti ai lavori, spettatori e professionisti – dovrebbero amare come qualcosa di appartenente alla propria dimensione di sportivi.

























